martedì 21 febbraio 2012

#TornateSuFacebook spopola su Twitter

Una specie di guerra psicologica tra gli utenti dei due social network più in voga del momento ha causato, qui in Italia, l'anomalo caso degli hash-tag #TornateSuFacebook in cima alle tendenze: su Twitter gli utenti commentano in modo negativo la poca socialità del network del cinguettio, che limita a soli 140 caratteri ed al post di foto e link le possibilità date agli iscritti, nulla se confrontato alle potenzialità offerte dallo stesso Facebook. Ed in particolare vengono criticate le assenze delle applicazioni e giochi tipo FarmVille, Mafia Wars o del recente Angry Birds uscito il giorno di San Valentino per il network in blu o tutte le funzioni extra che tanto rubano tempo ed attenzione mentre si naviga sul libro delle facce. Ma c'è anche chi, stanco di insegnare Twitter a chi si è appena iscritto, vorrebbe convincerlo a tornarsene su un social network a lui più familiare ed evitare di pregare per un retweet. Eppure, a ben vedere, in Italia la preferenza è per la rete di Mark Zuckerberg, mentre Twitter viene superato anche da Badoo, il sito di incontri per antonomasia. A livello europeo, invece, Facebook può contare sulla bellezza del 62% delle utenze ed un tempo medio di navigazione di poco inferiore ai 40 minuti, seguito da Twitter, inchiodato al 16% ed a 20 minuti... Valori eccezionali, se confrontati, ad esempio, col social network dei professionisti LinkedIn, 11% di utenze pari a circa 38 milioni di europei. Sembra quindi del tutto inutile questa battaglia iniziata dagli utenti di FB intenti a convincere i Twitter-maniaci con l'hash #TornateSuFacebook di tornare sui loro passi...

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Facebook violato, hacker condannato

La comunità online (e la stessa difesa del giovane hacker) avevano sostenuto a gran voce che Glenn Mangham aveva agito per il bene della sicurezza di tutti gli utenti di Facebook, ma il giudice non gli ha creduto condannandolo ad 8 mesi di reclusione. Glenn, studente 26enne inglese, era infatti riuscito a bucare 3 dei server del colosso Facebook nello scorso aprile 2011 sfruttando le credenziali, rubate, di un dipendente dello stesso social network in blu ed ottenendo dati riservati per accedere ai database del network. La prodezza dell'hacker è costata ai vertici dell'azienda qualcosa come 200.000 dollari per porre rimedio alle falle sulla sicurezza di Facebook trovate e sfruttate da Mangham, il quale ha ben pensato di copiare sul proprio hard disk tutto quanto era riuscito ad estrarre dai server. Lo Sherlock Holmes del nuovo millennio, appassionato di tecnologia, computer ed internet, ha così ricevuto una dura lezione per aver osato dimostrare l'inadeguatezza dei sistemi di sicurezza adottati dal social network dei record, rubando in modo intenzionale delle proprietà intellettuali appartenenti a Facebook: per lui una punizione esemplare, nonostante si definisca hacker-etico, ossia agisca a fin di bene!

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