giovedì 23 giugno 2011

Minori e network, tirata di orecchie a Facebook

Un monito dell'Unione Europea a Facebook ed agli altri social network tanto di moda negli ultimi anni: praticamente nessuno riesce a proteggere i profili gestiti dai minori da eventuali predatori sessuali. Non c'è codice di autoregolamentazione, e, cosa ancora peggiore, le impostazioni di default tendono ad escludere che il profilo possa essere visitato solo dagli amici diretti dell'intestatario dell'account, anzi, facilitano la ricerca perfino sui motori di ricerca. Ben 12 siti tra i 14 presi in esame permettono a Google, a Microsoft Bing ed agli altri motori di indicizzare i dati personali degli utenti in questione, e solo Bebo e MySpace offrono un qualche genere di scudo virtuale. Peccato che entrambi i network siano in declino, fagocitati dal colosso Facebook che lascia le briciole agli altri e pone la privacy degli utenti come un problema di secondaria importanza. La minaccia per Mark Zuckerberg e per il suo giocattolo dorato sembra non sortire alcun effetto: l'idea di Zio Zuck è infatti quella di allargare il bacino di utenze alleggerendo alcuni vincoli del regolamento di "Faceboo" e permettendo così anche ai minori di 13 anni di iscriversi senza fornire false date di nascita, cosa che oggi avviene con una regolarità disarmante. La cosa buffa è però che proprio Facebook era stato insignito dalla nota società ZoneLabs (produttrice di una delle suite di sicurezza per Microsoft Windows più efficaci in assoluto) ad incoronare il sito in blu come network più sicuro del web, seguito proprio da MySpace e Bebo: siamo al paradosso!!!

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Lettera a Lucilio di Seneca, la seconda prova alla maturità 2011

Come anticipato dal sito scuolazoo, l'autore del brano di latino del quale fare la traduzione è proprio Seneca: dopo la smentita ufficiale del Ministero (mahh), ecco che esce proprio La Lettera di Lucilio di Seneca. Per tutti coloro che sono alla ricerca della versione e gironzolano su siti, forum e, perchè no, anche su Facebook Italia alla ricerca del tanto agognato testo, ecco ciò che si trova online, per la precisione le lettere lxxii-lxxiv del libro ottavo (VIII):

Se uno vuole essere felice, si convinca che l'unico bene è la virtù; se pensa che ce ne sia qualche altro, prima di tutto giudica male la provvidenza, perché agli uomini onesti capitano molte disgrazie e perché tutti i beni che essa ci ha concesso sono insignificanti e di breve durata se paragonati all'età dell'universo. Conseguenza di questi lamenti è che non manifestiamo gratitudine per i benefici divini: deploriamo che non ci capitino sempre, che siano scarsi, incerti e caduchi. Ne deriva che non vogliamo vivere, né morire: odiamo la vita, temiamo la morte. Ogni nostro disegno è incerto e non siamo mai pienamente felici. Il motivo? Non siamo arrivati a quel bene immenso e insuperabile dove la nostra volontà necessariamente si arresta: oltre la vetta non c'è niente. Chiedi perché la virtù non provi nessun bisogno? Gode di quello che ha, non desidera quello che le manca; per essa è grande quanto le basta. Abbandona questo criterio e verranno a cadere il sentimento religioso, la lealtà: chi vuole mantenere l'uno e l'altra deve sopportare molti dei cosiddetti mali, rinunciare a molte cose di cui si compiace come se fossero beni. Scompare la forza d'animo, che deve mettere se stessa alla prova; scompare la magnanimità, che non può emergere se non disprezza come cose di poco conto tutti quei beni che la massa desidera e tiene nella massima considerazione; scompaiono la gratitudine e i rapporti di gratitudine, se temiamo la fatica, se pensiamo che ci sia qualcosa di più prezioso della lealtà, se non miriamo al meglio.

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