lunedì 19 luglio 2010

Morti che parlano su Facebook

Inutile cercare algoritmi ulteriormente più complessi, il problema sembra senza soluzione da parte degli ingegneri del social network in blu: i morti che parlano, chattano e richiedono amicizia su Facebook sono all'ordine del giorno, così come i burloni che si divertono a tenerli in vita nel network. La posizione ufficiale è che, date le dimensioni ed il numero di utenti che effettuano il login (non dimenticate che abbiamo raggiunto la ragguardevole soglia dei 500 milioni di iscritti), non è possibile essere perfetti nell'evitare che qualcuno faccia le veci di amici e persone morte, e si arruolano veri e propri acchiappafantasmi per limitare il più possibile il funesto fenomeno. Magari la spiegazione sta nel concetto originale di Facebook, un sito fatto per stabilire legami tra studenti e ragazzi giovanissimi, ma quando il social è cresciuto allora l'evento "utente che muore" diventa difficile da automatizzare e gestire, anche perchè l'età media delle persone iscritte è salita paurosamente. Basti pensare che solo 2 mesi fa si sono iscritti circa 6 milioni e mezzo di ultra 65enni. La strategia che attualmente sembra andare meglio è quel meccanismo che consente agli amici del defunto di dichiarare la persona deceduta così da rendere la pagina personale dell'utente una specie di "memorial" nel quale lasciare ricordi, messaggi di affetto e quant'altro.

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