giovedì 20 agosto 2009

Se l'arcivescovo di Westminster di disarciFaceBooKivizzasse

Facebook e MySpace possono essere letali.

Questo è il sunto del pensiero dell'arcivescovo di Westminster. Intervistato dal giornale inglese Times. Dice la sua contro i social nerwork. Sembra un po' una tattica dei giornali: quando c'è qualcuno che va contro Facebook lo si intervista e gli si dà il microfono. Tanto è interessante mettere la parola Facebook (più che MySpace). L'arcivescovo inglese è, però, una carica importante. E bisogna anche prendere con le molle quello che riportano i giornali.
Spesso quando c’è un prelato a parlare, magari dice 100 cose interessanti e, in più, una che fa più notizia delle altre. E viene dato risalto più a quest’ultima (Vedi il caso di Ratzinger sui preservativi, quando disse che non sono utili a preservare dall’AIDS, ma che la via corretta è quella della castità. Nello stesso discorso si schierò contro le multinazionali che vanno a depredare l’Africa e si approfittano di quella terra, che sicuramente era la notizia più rilevante: venne riportata, ma la storia dei preservativi ne oscurò l’importanza).

Tornando all’arcibishop è meglio, dunque, analizzare i virgolettati sul Times.

Vincent Nichols dice che "l'amicizia non è una merce".
Il giornale inglese scrive che, secondo il leader spirituale dei cattolici romani inglesi, ci possono essere più suicidi tra i giovani perché si può essere traumatizzati dalla fine improvvisa di queste vaghe amicizie virtuali:
“Tra i giovani spesso c’è un fattore chiave nel loro commettere suicidio che è il trauma delle relazioni passeggere. Si lanciano in un’amicizia o una rete di amicizie, poi tutto collassa e sono desolati”.


È la sindrome del tutto o niente, il dover tentare di puntellare un’identità, una collezione di amici di cui ci si può vantare”.

Bisognerebbe prendere questi nuovi mezzi come uno strumento in più, come qualcosa che concede un’opportunità ulteriore di interconnessione. Ovvio, se i rapporti si costruiscono intorno al social network e stop, c’è un problema. Ma se invece il network è il mezzo per mantenerli vivi, per mantenere contatti con persone che altrimenti sarebbero perdute, beh allora ben venga. Purtroppo si guarda all’innovazione con paura senza analizzarla nella sua totalità.
L’arcivescovo se la prende anche con i telefoni cellulari: stanno disumanizzando la vita di comunità.

Il Times dice che Nichols esprime questi pensieri in seguito alla morte di Megan Gillan, quindicenne inglese vittima del bullismo sul social network Bebo. È morta per aver ingerito una dose eccessiva di calmanti. Purtroppo, negli anni ’70, un alto numero di bambini scandinavi si suicida e lascia dei bigliettini in cui si dichiara vittima di ragazzini spregevoli. Il professore Dan Olweus, dell’Università norvegese di Bergen è il primo a iniziare lo studio del fenomeno.
Internet, però, è stato teorizzato solo da poco, dal docente statunitense J.C.R. Licklider, del Massachussets Institute of Technology (MIT). Diventerà realtà solo nel ’90.

[fonte: ilsole24ore.com]

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